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AI policy aziendale: il modello + template scaricabile
Un modello di AI policy in otto sezioni, scritto per le PMI svizzere. Da scaricare, leggere, adattare.
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Cosa cambia nel modo in cui un'azienda svizzera tratta i dati personali quando in mezzo c'è un modello AI.
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La nLPD— la nuova Legge federale sulla protezione dei dati, in vigore dal 1° settembre 2023 — non parla di intelligenza artificiale. Eppure la regola, perché si applica a qualunque trattamento di dati personali, e i modelli generativi trattano dati personali ogni volta che li riceveono in un prompt. L'IFPDT — l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza — l'ha chiarito senza ambiguità: la nLPD si applica ai sistemi AI. Vediamo come, in modo operativo.
Questo articolo è scritto per chi non è un giurista — un responsabile HR, un dirigente di PMI, un titolare di studio professionale. L'obiettivo è darvi le tre o quattro regole operative che fanno la differenza fra un'adozione AI conforme alla legge svizzera e una che vi metterebbe in difficoltà in caso di segnalazione o ispezione.
La nuova legge ha tre caratteristiche che la rendono più rilevante per l'AI rispetto alla precedente LPD (1992):
Per chi è familiare con il GDPR, la nLPD è in larga parte sovrapponibile, con tre differenze pratiche: soglie di applicabilità leggermente diverse, autorità di vigilanza diversa (IFPDT vs autorità nazionali UE), e una nozione di «dati sensibili» più ristretta. Per la maggior parte delle PMI svizzere, conformarsi alla nLPD significa essere quasi conformi al GDPR — utile, se si esporta in UE.
L'articolo 5 della nLPDdefinisce «trattamento» in modo estensivo: qualsiasi operazione relativa a dati personali. Comprende la raccolta, la conservazione, l'uso, la trasmissione, la pubblicazione, la modificazione, la cancellazione e la distruzione.
Inserire dati personali in un prompt rientra in più di una di queste operazioni: è raccolta (per il fornitore AI), conservazione (potenziale, se il fornitore non garantisce la non-retention), uso, trasmissione (al fornitore, spesso all' estero), modificazione (l'output trasforma i dati). Cinque operazioni in un'unica azione.
Tradotto in linguaggio operativo: ogni volta che inserite in un prompt informazioni che identificano una persona — un nome, un indirizzo, un numero di pratica, una circostanza riconoscibile — state trattando dati personali ai sensi della nLPD. Con tutto quello che ne consegue.
Le persone i cui dati vengono trattati hanno diritto di sapere chi tratta cosa, perché, e a chi quei dati vengono trasmessi. Concretamente, per un'azienda che usa AI:
I dati personali vanno trattati solo per la finalità per cui sono stati raccolti (principio di finalità) e con misure di sicurezza proporzionate al rischio. Per l'AI, questo significa due cose:
Una decisione presa esclusivamente sulla base di un trattamento automatizzato — senza intervento umano significativo — e che produce effetti giuridici o pregiudica significativamente la persona, richiede consenso esplicito o base legale. La persona ha inoltre diritto di esprimere il proprio punto di vista e di ottenere il riesame da parte di un essere umano.
Per le aziende che adottano AI in HR (filtraggio CV, valutazioni performance) o in finanza (credit scoring, valutazione assicurativa), questo articolo è centrale. La regola pratica: una decisione AI che riguarda una persona non può essere finale senza una review umana documentata. Anche solo formalmente: una firma di un responsabile su un foglio di sintesi è meglio di un processo completamente automatizzato.
Per applicare questi obblighi senza diventare paranoici, conviene adottare una mappa di classificazione semplice. È esattamente quello che proponiamo nel nostro modello di AI policy:
Informazioni che non identificano una persona specifica: pratiche anonimizzate, casi di studio inventati o modificati, materiale pubblico. Possono entrare in qualunque sistema AI, su qualunque piano. Anche su account personali — anche se sconsigliamo per coerenza operativa.
Nomi, indirizzi, dati di contatto, informazioni professionali che identificano persone ma non rientrano nelle categorie sensibili della nLPD (articolo 5 lettera c: dati su salute, sfera intima, razza, etnia, opinioni politiche o religiose, attività sindacali, procedimenti penali, misure di assistenza sociale, dati genetici e biometrici che identificano in modo univoco). Possono entrare nei sistemi AI solo con:
Dati che rientrano nelle categorie sensibili della nLPD (articolo 5 lettera c). Non vanno mai in un sistema AI di terzi senza consulenza specifica caso per caso. Per studi medici, servizi sociali, studi legali su materie sensibili, organizzazioni che trattano dati su minori, la regola standard è: dati sensibili restano off-line, oppure si usano modelli ospitati su infrastruttura interna controllata.
Una seconda dimensione utile è capire dove il dato finisce quando lo inserite in un sistema AI. La nLPD distingue:
La maggior parte dei fornitori AI mainstream rientra oggi nella categoria 3. Significa che, dal punto di vista del trasferimento internazionale, l'uso di Claude o ChatGPT è ammissibile — purché siano rispettati gli altri obblighi (informativa, finalità, sicurezza).
L'articolo 12 della nLPD impone alle aziende con più di 249 dipendenti — e a tutte quelle che trattano dati sensibili o eseguono profilazione ad alto rischio — di tenere un registro dei trattamenti. Sotto soglia, l' obbligo formale non c'è, ma la pratica resta consigliata.
Nel registro va annotato ciascun trattamento, con: finalità, categorie di dati, destinatari, eventuali trasferimenti all' estero, termine di conservazione, misure di sicurezza. Per chi usa AI, va annotato come trattamento autonomo: per ciascun sistema AI in uso, una riga del registro che descrive il processo.
L'articolo 22 nLPD impone una DPIA — analisi formale dei rischi di un trattamento — quando il trattamento può comportare un rischio elevato per la personalità o i diritti fondamentali. È il caso, tipicamente, per:
Per la maggior parte delle PMI svizzere che usano AI in modo ordinario (sintesi, scrittura, customer service entry-level), la DPIA non è obbligatoria. Diventa obbligatoria quando si introducono sistemi AI in HR per filtrare candidati, in finanza per valutazioni di credito, in marketing per profilazione comportamentale.
Una DPIA seria richiede un mese di lavoro fra HR, legal, IT e direzione. Non è un esercizio formalistico — fatta bene, fa emergere rischi che il team operativo non aveva considerato. Vale la pena affrontarla quando si introduce un nuovo sistema, non ex-post quando già si usa.
Per chi opera anche verso clienti UE:
Se oggi siete a zero sul fronte nLPD-AI:
Tre azioni, qualche giorno di lavoro coordinato. Non costa molto e mette la vostra organizzazione in una situazione di pulizia formale di base. Per i casi più complessi — quando l'AI tocca decisioni su persone, dati sensibili, o processi automatizzati — serve una conversazione più approfondita.
È esattamente l'area di intervento della nostra consulenza su AI Policy & Governance. Quindici minuti per capire da dove iniziare nel vostro caso — niente listino, niente preventivo prima di aver capito.
[ FAQ ]
Sì. L'IFPDT — l'Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza — ha chiarito che la legge svizzera sulla protezione dei dati (nLPD) si applica a qualsiasi trattamento di dati personali, incluse le interazioni con sistemi di AI. Inserire dati personali identificabili (nomi, indirizzi, dati sanitari, dati di clienti) in un prompt è un trattamento ai sensi dell'articolo 5 nLPD.
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